Edizione del: 13/01/2012
 
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Editoriale

Al ladro, al ladro!

 
O meglio “alla ladra, alla ladra” che, con l’aiuto di 131 complici, ha derubato l’UDC del suo legittimo seggio in Consiglio federale e che, con il reclutamento nella sua “Banda Bassotti” di ulteriori 43 elementi, s’è fatta eleggere addirittura presidente della Confederazione. Decisamente nell’Assemblea federale s’è insinuato il doping, una nuova droga chiamata “anti-UDC”, se si permette di eleggere una consigliera federale con il 5,4% del consenso popolare!
E non si venga a parlare di errori strategico-tattici dell’UDC. Questi possono esserci stati, ma il fatto è che la stessa Simonetta Sommaruga, se fosse stata candidata dall’UDC non sarebbe stata eletta. Per l’attuale Parlamento non ha importanza la qualità del vino, se l’etichetta è UDC… niente da fare, sa di tappo. E ciò in netta antitesi a quanto succede invece a livello popolare, dove l’UDC ha ancora raccolto il 26,6% dei voti – il che, se si pensa al salasso costituito dalla scissione del PBD valutabile a un 4 o 5%, significa che ha già ricuperato oltre la metà della perdita – e quando si tratta di votare le sue iniziative popolari ottiene fra il 50 e il 60% dei consensi.
A mio avviso, se ci sono stati degli errori, uno di questi è stato di scendere a patti con il nemico, ossia di presentare dei candidati non rappresentativi della linea dura del partito. Non ce li avrebbero eletti lo stesso, ma avremmo dimostrato più coerenza con il nostro elettorato. Ma forse adesso, visto il misero risultato di Walter e Rime, c’è la possibilità che in futuro si candidino dei purosangue senza il timore che ci si possa accusare di avere sbagliato strategia.
Perché qui c’è da scegliere fra due vie, alternative non ce ne sono. O si tradisce il nostro elettorato per ottenere o meglio, illudersi d’ottenere, il consenso del Parlamento, oppure si porta avanti il mandato che ci ha dato il popolo, ricevendo in cambio gli sgarbi e gli schiaffi di un Parlamento nel quale a detenere la maggioranza sono il diavolo e l’acqua santa alleati contro l’UDC.
Ma non si può farsi eleggere promettendo di attuare una certa linea politica, per poi candidare delle persone che questa linea la condividono solo a metà, solo perché l’elezione del Consiglio federale non avviene (ancora) da parte del popolo, bensì è competenza di un’Assemblea federale i cui obiettivi sono purtroppo unicamente volti alle faide partitiche. In altre parole, attuare una politica molle e compromissoria, per poi dopo quattro anni cercare di ottenere il consenso del popolo mediante qualche mese di declamazioni roboanti andanti in tutt’altro senso. I partiti di centro lo possono fare, perché il loro elettorato è fatto della stessa pasta – né carne, né pesce – e quindi non rischiano granché, ma noi non ce lo possiamo permettere. Noi siamo profilati a destra, e tale politica dobbiamo portare avanti anche durante il quadriennio della legislatura, spiegando al popolo perché la coalizione degli altri partiti contro l’UDC renda indispensabile rafforzare sempre più il nostro partito. E non si può nemmeno dire che la maggioranza del nostro gruppo parlamentare non lo faccia, durante le delibere su temi puntuali: qualche volta riceve altre sberle, qualche altra porta a casa dei successi perlomeno parziali. Ma poi, chissà perché, quando ci sono le elezioni in Consiglio federale, diventa importante solo vincere, non importa come, doping, colpi bassi, “scilappa” nelle bibite dell’avversario sono mezzi del tutto leciti, esattamente come la nuova libera interpretazione della concordanza che non attribuisce più i seggi secondo i partiti, bensì sulla base di zone politiche quali destra, sinistra e centro. Domani, con la stessa logica, si potrebbe introdurre l’attribuzione dei 200 seggi del Consiglio nazionale non più secondo i cantoni e la loro forza elettorale, bensì in parti uguali secondo le regioni linguistiche: 50 svizzero-tedeschi, 50 romandi, 50 Ticinesi e Grigioni italiani, e 50 romanci. Assurdo? Certo, ma non più del pretesto avanzato dalla sinistra per giustificare la rielezione di Widmer-Schlumpf.
Personalmente ero a favore dell’opposizione pura e dura – fuori quindi dal governo – nel 2009, e lo sono ancora oggi. Posso tuttavia convivere con il mantenimento di Ueli Maurer in Consiglio federale, se ciò facilita l’informazione su cui basare la nostra opposizione. Ma deve trattarsi di vera opposizione, esattamente come se non fossimo in governo, chiamando in ballo il popolo a suon di referendum e iniziative. Il Parlamento deve essere considerato di principio un nemico, altro che cercarne il consenso.
È l’unico sistema per essere corretti e onesti con il nostro elettorato. L’alternativa è tradirlo spudoratamente cedendo ai ricatti degli avversari che, ricordiamolo, perlopiù hanno a cuore il proprio interesse che non quello della fascia di popolo che li elegge. Non facciamo lo stesso errore.


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Eros N. Mellini
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