Edizione del: 27/01/2012
 
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Editoriale

Le elezioni comunali: un’opportunità per cominciare

 
“Non chiederti che cosa può fare il tuo paese per te, ma chiediti che cosa puoi fare tu per il tuo paese”. Forse non la più importante, ma è senz’altro una delle più famose frasi ad effetto pronunciate dal 35° presidente americano John Fitzgerald Kennedy. Una frase di grande significato, se solo non fosse stata indirizzata a un popolo - quello americano, ma il discorso vale per tutto l’Occidente in generale – che stava già stava cominciando a sacrificare gli ideali patriottici e nazionalisti, e che oggi li sta apertamente deridendo e disprezzando, per giustificare il saccheggio dello Stato nel quale la socialità ha lasciato il posto all’assistenzialismo. Uno Stato nel quale tutti vantano dei diritti, senza però essere disposti a sottostare al benché minimo dovere. Un Festival del parassitismo nel quale chi grida di più esigendo dallo Stato, è proprio quello che allo Stato dà poco o nulla perché, ovviamente, tanto più è necessaria l’assistenza sociale e tanto meno si è in grado di pagare imposte.
Un meccanismo perverso in atto dappertutto, ma che in Svizzera era ancora sopportabile finché gestivamo le nostre politiche autonomamente. Non a caso, infatti, pur disponendo di un sistema sociale generoso fino all’assurdo, la Svizzera registra ancora oggi dei bilanci finanziari nettamente migliori di quelli dei paesi dell’UE, Germania compresa. Ma la frenesia europeistica di buona parte della Berna federale incombe su di noi, minacciando seriamente il nostro benessere attuale e futuro. In particolare con il costante e sistematico attacco ai nostri diritti democratici, nell’intento di permettere sempre meno al popolo di dire la sua, con il tentativo di farci riprendere automaticamente il diritto europeo o con l’introduzione della corte costituzionale che affosserebbe sul nascere buona parte delle nostre iniziative popolari.
A tutto ciò, i cittadini che ancora sentono dentro di sé pulsare un sentimento patriottico, che vogliono poter tornare ad essere fieri e padroni della loro Svizzera, devono opporsi con tutte le loro forze, impegnandosi nel limite delle loro possibilità nella politica attiva. Non basta brontolare con gli amici al bar o allo stadio, bisogna FARE qualcosa! Che cosa? Qualsiasi cosa che ci faccia personalmente partecipare alla gestione della cosa pubblica. Adesso è la volta delle elezioni comunali, ed è una buona occasione per cominciare, umilmente, dal basso. La buona gestione comincia proprio dal comune.
Qualcuno mi dice: sono troppo vecchio. Errore! Proprio quando si è in pensione si ha più tempo da dedicare agli altri, basta prendere la politica come una sorta di volontariato a favore della comunità. Proprio quando si è in pensione si può prendere posizione ufficialmente senza timore di ritorsioni professionali. Proprio quando si è in pensione si è in grado di fare il paragone fra la situazione odierna e quella degli anni passati, e non necessariamente i tempi attuali sono i migliori, come pensa chi ha vissuto solo quelli. In genere è giusta una via di mezzo.
Infine, essere anziani non significa essere per forza rimbambiti, come essere giovani non è automaticamente simbolo di intelligenza ed efficienza mentale.
Altri mi dicono: non capisco niente di politica. Altro errore! Non si nasce padroneggiando la politica anzi, non si finisce mai d’imparare. Per iniziare, in un Consiglio comunale ad esempio, basta un po’ di buonsenso e la volontà di approfondire un po’ i problemi specifici che via via si dovranno affrontare. Semmai, il fatto di “toccare con dito” la fattispecie, permetterà di capire perché modificare una virgola nel settore pubblico prenda dei tempi biblici per rapporto a quello privato. E insegnerà ad avere un minimo di comprensione in più per quella gente che, prima di voi, si è voluta cimentare in politica.
Non sarà il mio apporto a cambiare le cose, mi si ribatte. Da solo no, ma se accompagnato da tanti altri – meglio se entusiastici – apporti, qualche possibilità c’è. Mentre se lasciamo andare tutto alla deriva le cose cambieranno senz’altro, ma solo in peggio. Ovviamente, giocare al lotto non vi garantisce di vincere, ma qualcuno ci riesce. A me basta questa certezza per continuare a giocare, settimana dopo settimana, nella convinzione di contribuire comunque a far vincere qualcuno che una volta potrei essere io.
In politica è lo stesso: non sono finora riuscito a far passare concretamente qualche mia idea, ma ho contribuito affinché s’imponessero quelle del mio partito. Quindi è anche grazie a me, se la Svizzera non ha aderito all’UE. Non è già solo questo un motivo valido per fare un seppur modesto passo nella politica attiva?
Suvvia quindi, coraggio. Se condividi le idee che da anni portiamo avanti con questo giornale, buttati nella mischia. L’UDC ti attende!

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Eros N. Mellini
edizione del 27/01/2012
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