Secondo gli archeologi il velo veniva portato già 4000 anni fa in Mesopotamia, ma meno come simbolo religioso che come status simbol. Una donna che lavora non s’imbarazza di vestiti ingombranti. Pure nel nostro immaginario attorno all’idea di principessa o di vestito della sposa ondeggiano mousselines (andrebbero anche esaminati i simboli della sposa condotta all’altare con velo, vestito bianco e fiori quando si pensa che gli animali che venivano condotti all’altare per essere sacrificati erano pure loro incoronati di fiori). Il vestito delle nostre suore richiamava quello delle dame fondatrici dell’ordine, che seguivano la moda dell’epoca come ben si vede sulle tele appese nei musei. Se la Madonna veniva tradizionalmente raffigurata col velo, oggi gli artisti non esitano a darle le fattezze di donna moderna addirittura col petto nudo il ché esalta ulteriormente la bellezza del suo significato. Nei primi anni 90 ho soggiornato in Pakistan dove nessuna donna portava il velo islamico (cf. http://www.khrn.org/veil.htm) ma il dupatta, che è una lunga sciarpa gettata su spalle o testa, ma non l’ho mai percepito come simbolo religioso bensì come elemento di eleganza o semplice protezione dal sole. Contro il freddo non si usava il pullover ma lo scialle, che poteva assumere dimensioni di coperta. È solo recentemente che il”foulard è apparso in Europa e dall’Azerbaigian un giornalista scrisse che ci sono più foulard islamici a Parigi che a Bakù. La nostalgia del paese d’origine è una sindrome comune a tutti gli emigrati che all’estero enfatizzano la cultura del paese che hanno abbandonato. È tipico della terza o quarta generazione. Paese che evolve più velocemente di loro, come l’Egitto, nel quale il niqab viene combattuto (http://www.afrik.com:80/article17708.html). In ogni libro che si legge attualmente a proposito di Africa o Oriente la parola che colpisce è “change”, tutti vogliono il cambiamento. Né la regina Rania di Giordania né alcuna donna della sua corte e famiglia portano il velo e nemmeno la principessa Lalla Salma e la corte del Marocco (digitare il loro nome su Google per foto). Il problema del velo è recente e si inizia ad esaminarlo. Quando gli uomini l’impongono alle donne, il caso è semplice: conviene ricordare loro la legge sulla parità uomo-donna e le libertà individuali. Quando invece sono le donne ad auto-imporselo (http://www.agoravox.tv/actualites/politique/article/cope-face-a-une-femme-en-niqab-24827) il caso va analizzato, anche perché tra le più accanite ci sono ragazze cattoliche convertite all’islam. L’instabilità caratteriale dell’adolescenza, che costituisce il passaggio dall’infanzia all’età adulta, spinge qualche volta al suicidio, ma anche a crisi mistiche. Nascondere, cioè rifiutare, il proprio corpo significa un rifiuto di sé stessa? Il rifiuto di crescere ed assumere la condizione di femmina adulta? Invocano il bisogno di pudore, purezza, verginità. Per quale motivo i musulmani sono ossessionati dalla purezza? Seppellirsi sotto un burqa è un auto-castrazione ? Un suicido simbolico? Infliggersi l’auto punizione è una mancanza di autorità? Di figura paterna? All’autorità carente del padre viene sostituita l’autorità religiosa? Traumatismi della piccola infanzia? Sindrome di Stoccolma? (È anche da esaminare, forse presso uno specialista in omeopatia, per quale motivo certe persone fin da bambini amano portare un copricapo mentre altri non ne vogliono nemmeno quando piove o fa freddo.) Non sappiamo quali sofferenze psichiche si nascondono sotto il velo ed è ora che la psicanalisi venga in aiuto. Inoltre, se il velo serve a proteggere le donne dalla perfidia che certi uomini portano nel loro cuore, non vanno nascoste le donne bensì educati o puniti gli uomini dal cuore perverso. C’è tuttavia un altro aspetto che interessa salute e costi della malattia. Quando una donna si presenta per una densimetria del calcio nelle sue ossa, la prima domanda che pone il medico è: Lei pratica attività fisiche quotidiane al sole? Dopo la menopausa è in agguato l’osteoporosi e non basta imbottirsi di calcio, il più importante è di fissare il calcio nelle ossa e quello lo fa la vitamina D che è liberata nel corpo dai raggi del sole. Il calcio è anche un elemento chiave per la contrazione dei muscoli. Il sole agisce sulle ghiandole che governano gli ormoni. Senza sole le piante muoiono. Ne va della gente come dei gerani che passano l’inverno in un solaio troppo buio. Non per niente l’elioterapia o applicazione di raggi UV sono utilizzate nella cura di dolori articolari, artrosi e rachitismo, ma anche di certe malattie della pelle come psoriasi e addirittura il fuoco di Sant’Antonio. Non solo per la tintarella, i ballabiott e i turisti provenienti da nord si lasciano cuocere nudi sulle rocce di Ponte Brolla: istintivamente sentono il bisogno di sole e quando in Belgio piove per sei settimane di fila tutti sono depressi. Bisogna rendersi conto ed accettare il fatto che condizioni ambientali e longevità di 1500 anni fa nel deserto arabico non sono paragonabili con l’Europa. La luce è vita, il sole è salute. Dunque, il vestito tipo burqa va vietato non solo per problemi di sicurezza o di integrazione, ma proprio perché potenzialmente nocivo per la salute delle donne e di conseguenza per i costi di cassa malati. Vanno ascoltate le numerose musulmane che instancabilmente ripetono come Dounia Bouzar (Le foulard islamique en question http://www.editionsamsterdam.fr/livres/foulardislamique.htm):“Il velo integrale è un invenzione dei salafisti. Hanno materializzato il loro discorso di setta con questo lenzuolo nero che copre le donne e cosi impongono la loro propria definizione dell’Islam, vecchio, lui, di 14 secoli.” Ci sono uomini che se ne infischiano della salute delle donne, tanto possono ignorare mestruazioni, gravidanze, menopausa, osteoporosi. Però, il giorno in cui le donne prenderanno in mano il proprio destino questi uomini rischiano di restare senza donne.
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